giovedì 2 luglio 2009

LE DIMOSTRAZIONI

Infine ho deciso di pubblicare alcuni video relativi alle arti marziali che ho descritto.

MUAY THAY:



AIKIDO:



JUJITSU:



SAVATE:



FULL CONTACT:



WING CHUN:



KRAV MAGA:



SHAOLIN:

LO SHAOLIN (L'ARTE MARZIALE ORIGINARIA)

Shàolínquán (少林拳, Wade-Giles: Shaolin Ch'üan) (letteralmente "Pugno della Giovane Foresta") è uno stile delle arti marziali tradizionali cinesi originariamente praticato dai monaci buddhisti del tempio di Shaolin nella provincia di Henan, Cina. Da alcuni lo stile Shaolin oltre ad essere considerato uno dei più efficaci e antichi stili delle arti marziali asiatiche, ne è considerato per alcuni il progenitore, avendone influenzato in maniera diretta o indiretta la nascita e lo sviluppo.

Shao lin quan è un termine delle arti marziali cinesi con diverse sfumature di significato.

  • Può essere un sinonimo di Waijia, cioè sta ad indicare l’insieme di tutti gli stili cosiddetti esterni;
  • Può essere l’insieme di tutti gli stili che rivendicano la propria origine dal Pugilato praticato presso il tempio Shaolin. In questo caso sarebbe più corretto parlare di Shaolinpai (少林派);
  • Può essere il nome dei Pugilati che nel corso delle varie epoche si sono avvicendati e sono stati praticati all’interno del tempio Shaolin;
  • Può essere il nome del Pugilato attualmente praticato nelle diverse scuole che sorgono nelle immediate vicinanze del tempio, uno stile estremamente codificato e ricostruito in epoca relativamente recente;
  • In Italia poi la Scuola Chang ha assunto anch’essa il nome Shaolinquan, dal nome Taiwanese di Beipai Shaolin Mehiuaquan, dando quindi un'idea fuorviante e sbagliata.

"Tutte le Arti Marziali sono nate a Shaolin" dice un detto popolare cinese, onde sottolineare non solo importanza marziale dello stile ma anche del tempio; come vedremo in seguito è un detto che non ha un fondamento storico.

La storia dello Shaolinquan è profondamente intrecciata con la storia politica e religiosa della Cina, con la nascita di altri stili e di numerose figure storiche. Ha influenzato l'operato di diversi Imperatori quindi la storia stessa dell'Impero Cinese come indirettamente ha influenzato diverse popolazioni e civiltà orientali. Di seguito verranno affrontati sia gli aspetti storici inerenti alla sola evoluzione dello stile, ma anche fatti politici, storici e religiosi legati alla Cina, al Tempio ed altro, onde avere ben chiara l'evoluzione e l'influenza di questo stile. Eviteremo qui di descrivere tutte le dinastie e accenneremo solo all'inizio dell'arte:

Prime Testimonianze

La presenza delle arti marziali a Shaolin non è stata improvvisa: da sempre i monaci, visto il loro stile di vita e pellegrinaggi continui, erano propensi alle arti di combattimento. Per alcuni, già nel 510 a Shaolinsi esisteva un "Pugno di Shaolin". Per esempio secondo Kieffer e Zanini due discepoli di Batuo (跋陀) creano il “pugilato Shaolin”: Hui Guang (慧光) crea il “Pugilato Morbido”; Sengchou (僧稠) crea il “Pugilato duro”. Per la medesima fonte in questo periodo sarebbe stato creato il metodo di Bastone detto “doppia pelle di tigre”. La stessa storia è riferita da Zhang Jiata: ... ci sono persone che sostengono che lo Shaolin Quan abbia avuto origine all'epoca di Buddhabhadra (nome indiano di Batuo). Essi raccontano che Seng Chou, un brillante discepolo di Buddhabhadra, una volta utilizzò il proprio bastone per separare due feroci tigri che si stavano azzuffando. A supporto della tesi dell'esistenza di un Pugilato Shaolin già all'epoca di Batuo,una tradizione leggendaria gli attribuisce la creazione e la trasmissione di uno stile. In particolare lo Shaolin Jingangchan (少林金刚禅, Meditazione dell’ Attendente di Buddha di Shaolin) conferisce a Batuo il ruolo di primo maestro.

La figura di Bodhidharma

La nascita ufficiale dello Shaolinquan, che da parte di alcuni si pensa derivato in parte dalle tecniche di lotta cinesi preesistenti (come lo Chiao Ti,il Shou Po e il Chien Tao), si fa tradizionalmente risalire all'arrivo presso il tempio shaolin, nel 527, del leggendario monaco buddista Bodhidharma o Puti Damo in Cinese (菩提达摩) spesso abbreviato in Damo (达摩), fondatore del Buddismo Zen (Chan in cinese).

Rappresentazione di Bodhidharma.

La sua figura e presenza a Shaolinsi non è storicamente certa. Si possiede una sola testimonianza, presente nel Luoyang qielan ji (洛阳伽蓝记, Annali dei Monasteri di Luoyang) del 547, scritto da Yang Yanzhi (杨衍之) abitante di Luyoang (città limitrofa al tempio), dove si parla di Bodhidarma come un persiano dagli occhi blu sui 150anni. Secondo leggenda Bodhidharma trovò i monaci in condizioni fisiche non adeguate allo studio del Buddismo Chan tramite la meditazione, pertanto insegnò loro della pratica corporea dell' Yijinjing (易筋经, Classico del cambiamento dei muscoli e dei tendini) e l’ esercizio marziale denominato Shiba Iuohan shou (十八罗汉手, le 18 mani degli Arhat). Si ritiene appunto che queste tecniche abbiano dato inizio allo stile codificato tipico di Shaolin. Studi recenti tendono invece a collocare la creazione e la trasmissione di questi esercizi in epoche successive. Molti ritengono che Bodhidarma non introdusse le arti marziali a Shaolinsi e le uniche cose la cui creazione viene attribuita a Damo sono il Buddismo Chan e il concetto di Wude(Virtù Marziale): prima di questo concetto, non si pensava altro che a battersi. Il contributo principale dell'incontro tra la filosofia meditativa Chan e le primitive tecniche di lotta conosciute dai monaci, sarebbe stata la forte carica spirituale e la cura del sistema mente-corpo di cui si impregnarono le nascenti arti marziali cinesi, le quali si svilupparono da una parte come tecniche di difesa personale e dall'altra come meditazione in movimento. Quale che sia la verità, manca il giusto supporto documentale, che permetta di andare oltre la mera ipotesi storica o la leggenda.


Il Lignaggio dello Shaolinquan

Il lignaggio dello Shaolinquan o albero genealogico di questo stile non è semplice da ricostruire. I monaci che attualmente praticano presso il tempio dell'Henan rivendicano una trentina di generazioni. Un lignaggio appare nel libro Guoshu Gailun (国术概论, introduzione all’arte nazionale) del 1937 in una sezione dal titolo “Shaolinquan shi xi biao”( 少林拳世系表, tavola della genealogia dello Shaolinquan):

  • 1) Il fondatore: Damo Chanshi (达摩禅师);
  • 2) Huike Chanshi (惠可禅师);
  • 3) durante la dinastia Zhou del Nord: Huiyun Fashi (惠运法师), Hongzun Lushi (洪遵律师);
  • 4) nell’epoca di Taizu Wude della dinastia Tang: Zhicao (志操), Tanzong (昙宗), Huichang (惠玚);
  • 5) a metà del periodo della dinastia Tang: Xuansu (玄素), Qiyun (慈云), Faru (法如), Mingzun (明遵), Zhidong Lushi (智动律师);
  • 6) durante il regno di Jinglong della dinastia Tang: Huichao (惠超)  Dou Weina (都维那);
  • 7) durante l’epoca della dinastia: Jinnaluo (紧那罗); –
  • 8) Hama (哈麻);
  • 9) Jingtang (净堂) , Biandun (匾囤);
  • 10) durante il regno di Jiajing della dinastia Ming: Hongzhuan (洪转), Hongyun (洪蕴), Hongji (洪纪);
  • 11) Zongxiang (宗想), Zongdai (宗岱), Guang’an (广按), Jueyuan (觉远), Qiuyue (秋月), Cheng Chondou (程沖斗);
  • 12) Chenghui (澄慧);
  • 13) Guan Chanshi (贯禅师), Chengyin (澄隐), Du Zhang Seng (独杖僧);
  • 14) Cai Jiuyi (蔡九仪);
  • 15) Mo Shi (莫氏);
  • 16) Tong Chan shang ren (痛禅上人);
  • 17) Hu Shi (胡氏);
  • 18) Ma Beixiong (马北雄);
  • 19) Lin Shi (麟石);
  • 20) shuang ren seng (双人僧), Qing Hefu (庆和甫).



Lo Shaolin del Nord e lo Shaolin del Sud

Si può distinguere e parlare di due stili di Shaolinquan: uno del Nord e uno del Sud. Questa distinzione è dovuta nient'altro che alle diverse origini geografiche. Lo Shaolin del Nord è quello originario di Shaolinsi, dell'Henan, invece quello del Sud è originario del Tempio di Quanzhou, nel Fujian. Anche se ogni scuola ricorre ai 5 "animali" base (Dragone, Serpente, Gru, Tigre, Leopardo) ha sua volta diversi rami:

  • Secondo il maestro Wan Laisheng, nella sua opera Wushu Huizhong (武术汇宗), lo Shaolin del Nord è diviso in tre "famiglie" principali:
    • Hong: privilegia la forza fisica
    • Kong: morbidezza
    • Yue: che combina forza e morbidezza. A sua volta la famiglia Yue è suddivisa in quattro scuole: Dasheng (Grande saggio), Luhoan (Arhat), Erlang (un eroe mitico) e Weituo (genio protettore del Buddismo).
  • Shaolin del Sud o Siu Lam viene a volte identificato con le 5 scuole maggiori del Guangdong, che in realtà ne sono solo una minima rappresentanza:
    • Hong (Hung) - vedi Hongjiaquan
    • Liu - vedi Liujiaquan
    • Cai (Choi) - vedi Caijiaquan
    • Li - vedi Lijiaquan
    • Mo - vedi Moijiaquan

Queste scuole sono in stretta relazione con la leggenda dei 5 antentati
e con le società segrete del Guangdong.


Differenze tra "Nord" e "Sud"

Si ritiene che lo stile del Nord predilige un maggior uso delle gambe, al 70%, mentre lo stile del Sud fonda la maggior parte delle tecniche sull'uso del pugno e degli arti superiori. Questa tesi che ben si adatta a molti stili presenti nelle due aree geografiche in realtà poggia sull'aforisma Nanquan Beitui (Pugni al sud e gambe al nord).

Lo Shaolin oggi

Nella nostra epoca ebbero un ruolo importante nella trasmissione dello Shaolinquan nel corso di questo secolo alcuni Monaci guerrieri: Zhenxu (1893-1955), Degen (1914-1963), Yongxiang (nato nel 1920), Suyun (nato nel 1923), e Suxi (nato nel 1925). Lo Shaolin Quanpu salvato dall’incendio del 1928 dal monaco Yongxiang (1913-1987) descrive più di quattrocento Taolu che si sono aggiunti al corpo dello Shaolinquan nel corso dei secoli. Esso sarebbe, secondo la tradizione, stato redatto da 18 esperti di arti marziali in una riunione del decimo secolo. Il Monaco Deqian ha rubricato 120 Taolu di Shaolinquan, tra essi: Da Hongquan e Xiao Hongquan, che sono le più diffuse nei dintorni del Tempio e costituiscono il fondamento dello Shaolinquan; Quest’ultimo è considerato la quintessenza dello Shaolinquan, comporta 12 movimenti principali (Shier ba) ed è indirizzato ai migliori praticanti del monastero. Vengono praticate un numero altissimo di armi ed i loro relativi Duilian. Una componente molto importante dell’allenamento dei Monaci è costituito dai Wushier yi (le 72 abilità).

Caratteristiche dello Shaolin tradizionale

Una di alcune statue presenti nel complesso di Shaolinsi. La statua a destra è in una tipica posizione dello Shaolinquan, il Pu Bu o "Passo Scivolato", mentre la statua a sinistra compie un calcio circolare con una tipica posizione di guardia delle braccia: un pugno protegge il mento e l altro i genitali.

Lo Shaolinquan è uno stile esterno delle arti marziali della Cina del Nord. Il principio fondamentale dello Shaolin è quello di riuscire a passare il più rapidamente possibile da una tecnica eseguita con la massima potenza ad un'altra egualmente potente. Si deve costantemente poter passare dall attacco alla difesa. Per eseguire questo principio è necessario che fra una tecnica e la successiva si passi in uno stadio di morbidezza o cedevolezza che sta ad indicare un particolare atteggiamento fisico e mentale in cui i muscoli sono rilassati, ma reattivi, i riflessi sono pronti e la mente è sgombra e pronta a reagire nel modo più adeguato alla situazione. Il risultato è uno stile estremamente dirompente ma anche molto fluido, cioè rapido e continuo, in cui le tecniche non vengono interrotte, ma si susseguono in maniera spontanea, come se ogni tecnica si risolvesse necessariamente nella successiva.

Lo Shaolinquan comprende svariate tecniche di attacco: pugni, colpi a mano aperta e di gomito; calci a terra e calci volanti.

"Pugni al sud, gambe al nord"
Questo detto cinese sta ad indicare l'uso prediletto delle tecniche di gamba
nello Shaolin del Nord, dell Henan, rispetto agli stili del Sud, i quali
prediligono più l'uso delle braccia.

Le tecniche di parata sono fondamentali, in quanto vengono considerate come veri e propri colpi: nello Shaolin quando si para si colpisce per ferire. Tutte le tecniche di parata difendono il rettangolo spaziale e devono avvenire ad una distanza precisa dal corpo,entro la quale il colpo ormai è ricevuto. Le gambe si difendono da sole, le braccia difendono solo i genitali, torace e volto. Ogni parata è sempre preceduta da un tentativo di portarsi al di fuori del raggio d'azione della tecnica avversaria. Numerose sono anche le tecniche di caduta, onde avere il minor danno possibile quando si cade o si viene proiettati. Basti pensare che tutte queste tecniche hanno dato origine ad uno stile a parte, il Ditangquan (Ti T'ang Chuan)e sono rappresentate nell'omonimo Tao Lu.

Infine uno degli aspetti più importanti dello Shaolin è lo studio delle tecniche di presa, leva, immobilizzazione e strangolamento. Queste tecniche sono confluite in un moderno stile prerogativa dei corpi di polizia, cioè il Qinna. Sono le più importanti nell'aspetto della difesa personale, in quanto permettono di difendersi o mettere fuori uso l'avversario senza provocare particolari danni, salvaguardandone la vita.

Caratteri rappresentativi dello Shaolin tradizionale

  • Saluto: il saluto si realizza in posizione eretta,mani a palmo lungo i fianchi e sguardo in avanti. Poi le mani vengono portate congiunte davanti al torace mentre si flette i busto in avanti. Durante la flessione in avanti si pronuncia la formula "Namo Mituo Fo" (南无弥陀佛), termine buddista che significa mi dò totalmente al Buddha Amitabha .
  • Colpi frustati: ogni colpo (pugno, palmo) dopo aver colpito torna immediatamente indietro, pronto a difendersi o a colpire di nuovo. Il braccio dopo aver colpito ed essersi parzialmente esteso, ritorna subito in posizione semiflessa.
  • Braccia ne curve ne dritte: questa caratteristica è osservabile in tutti i Tao Lu e tecniche dello Shaolinquan. Un braccio troppo dritto è soggetto a prese e tecniche di rottura, espone le vene e impiega più tempo per tornare alla difesa. Inoltre non può attaccare con rapidità ed esprimere la massima forza. In ogni posizione dello Shaolin le braccia sono quasi sempre leggermente flesse di pochi gradi a livello del gomito.
  • "Muoversi dove si accovaccia un bue": è un detto cinese. Ma sta ad indicare che ogni tecnica deve poter essere eseguita in spazi molto piccoli in quanto questo permetterebbe al praticante di sfuggire e muoversi abilmente, anche se accerchiato. Ne consegue inoltre che le posizioni non saranno mai eccessivamente aperte, sia a livello di braccia che a livello di gambe.
  • Niente eccessi : lo stile utilizza posizioni basse, alte, di riposo e di equilibrio ma non sfociano mai nell'eccesso. Quindi non ci sono mai posizioni troppo basse o lunghe, anche se magari belle a vedersi. Lo Shaolin sotto questo aspetto predilige sempre l'aspetto marziale e non quello artistico o coreografico.
  • Posizione di chiusura: lo Shaolinquan si caratterizza nel concludere generalmente i Tao Lu con una posizione di chiusura tipica di questo stile. La posizione base è quella del Ma Bu o Posizione del Cavaliere, ma la testa è rivolta a sinistra, il braccio sinistro poggia il pugno rivolto verso il basso sul terzo distale della coscia e il braccio destro protegge il cranio portando il pugno sopra la tempia destra, con il gomito rivolto verso l'alto. Generalmente questa posizione di chiusura viene accompagnata dal caratteristico Fajin, mantenuta pochi secondi per poi concludere il Tao Lu con il saluto.
  • Svariati Tao Lu: lo Shaolinquan conta intorno alle 370 forme.

Aspetti tecnici dello Shaolin tradizionale

  • Pugni in linea retta: la retta è la strada più veloce tra 2 punti,così facendo guadagna in velocità. Quando possibile lo Shaolinquan colpisce in linea retta.
  • Colpire oltre il bersaglio: il praticante di Shaolinquan colpisce il bersaglio con l'idea di trapassarlo,finire oltre,non fermarsi sulla sua superficie. I colpi sono molto lesivi e potenti.
  • Rotazione delle braccia: i colpi prima di giungere a segno nascono da un movimento rotatorio del braccio sul suo stesso asse. Anche il pugno prima di colpire il bersaglio ha una rotazione assiale sul polso,per dare potenza e precisione.
  • Rotazione dei piedi: ogni colpo di mano acquisisce forza dai piedi,dalla loro rotazione. La forza di ogni colpo nasce dal piede, si sviluppa poi lungo anca,bacino,torace,spalla,gomito,polso per infine giungere alla mano.
  • "Piedi affondati nel terreno": la forza viene dai piedi e questi devono essere ben saldi al terreno, con l'idea che questi siano seppelliti sotto terra, quindi saldi come le radici di un albero.

"Pensa che i tuoi piedi siano 20cm sotto terra" si usa dire.

Alcuni di questi aspetti sono caratteristici di molti altri stili e fanno parte delle basi "scientifiche" stesse del combattimento. Concetti come il colpire in linea retta, oltre il bersaglio, rotazione di pugni e braccia sono pure le basi fondamentali di arti come la Boxe, insomma non sono prerogative dello Shaolinquan. Ma rispetto ad altri stili orientali, si da maggiore importanza a questi aspetti tecnici anche perché sono parte integrante di ogni tecnica e Tao Lu studiato.

Principali armi usate

  • Bastone Lungo (gun), Medio, Corto
  • Sciabola ( dao (arma)), Doppia Sciabola (shuangdao)
  • Spada (jian)
  • Lancia (qiang)
  • Alabarda (pudao o guandao)
  • bastone a 2 sezioni (Shuang Chieh Kun)
  • Bastone a 3 Sezioni (sanjiegun)
  • bastone delle sentinelle (Shao Kun)
  • bastone corto con manico trasversale utilizzato come impugnatura (Kuai)
  • Catena (jujiebian)
  • asta di ferro appuntita (T'ieh Ch'ih)
  • corda con una punta metallica ad una estremità (Sheng Piao)
  • mazza (Ch'ui)
  • pugnale (Pi Shou)

Il Bastone Shaolin

Jinnaluo Wang si trovò al centro di una importante leggenda. Secondo lo Shaolin Gunfa Zanzong che mise fine alla dinastia Yuan scritto da Cheng Chondou nel 1616 la tecnica di Shaolingun sarebbe apparsa nel corso del quattordicesimo secolo, nel corso della rivolta dei Turbanti Rossi. Per Cheng, il tempio stava per essere attaccato dagli insorti, quando l’apparizione di un monaco armato di un attizzatoio di ferro e posseduto dalla divinità Jinnaluo Wang li fece disperdere. In questa leggenda qualcuno ha voluto vedere la possibilità che questa arte dell’utilizzo del bastone abbia una provenienza Tibetana. Questa leggenda lungi dall’avere alcun fondamento storico, per Stanley Henning potrebbe essere un elegante stratagemma per sviare l’attenzione da una clamorosa sconfitta subita dai Monaci Shaolin, sul Wuthaishan e per creare un alone mitico che proteggesse il tempio da attacchi. Nella trasmissione dell’arte del bastone a Shaolin probabilmente molto si deve a Yu Dayou e di ciò si trova traccia in storie successive, in particolare il Shou Bi Lu che descrive l’arte della lancia (qian) del monaco Hong Zuan con grosse convergenze con le stesse abilità marziali descritte da Yu. Cheng Zongyou (程宗猷) apprese il Metodo del Bastone Shaolin da un allievo di Hong Zuan, tale Guang An e cita le forme Da e Xiao Yechagun (大小夜叉棍), Yishougun (阴手棍), Paigun (拍棍), Chuansuo gun (串唆棍), ecc..


Detti Popolari

Questo stile, come altri del resto, porta con se un ricco bagaglio di detti popolari nati nei secoli, i quali aiutano capire l'importanza che questo stile ha avuto per la Cina,per i cinesi e per il mondo delle arti marziali.

  • "Il pugilato Shaolin è famoso in tutto l’Impero"(Shaolin yi quanyong ming tianxia): tratto dall'Epitafio di Wang Zhengnan
  • "Tutte le Arti Marziali sono nate a Shaolin"
  • "Muoversi dove si accovaccia un bue" (Quan Dao Wo Niu Zai Dii)
  • "Pugni al sud, gambe al nord" (Nanquan Beitui)
  • "Impara cento Taolu e avrai padronanza di una tecnica"

"Cinture" nello Shaolin moderno

La presenza della cintura specie nello Shaolin è un elemento introdotto solo per coesione al mondo occidentale. Infatti in origine il praticante di Shaolin al Tempio praticava per anni sempre gli stessi fondamentali, rimanendo in pratica al livello di "cintura bianca". Poi dopo in media 5 anni, veniva dato loro la prima divisa (Tai fu) di colore Grigio, direttamente con la "fascia nera" per poi cominciare nello studio e nella pratica delle forme. infatti lo Shaolin attua un sistema di graduazione a Tai fu di vari colori:

  • Grigio: principiante.
  • Marrone: avanzato.
  • Arancione: Maestro.

Oggi in Italia si è soliti accogliere ogni nuovo praticante come "principiate" il quale non ha alcuna fascia ma viene convenzionalmente definito come "cintura bianca". Poi al conseguimento del primo esame può indossare il Tai fu Grigio e la "fascia Gialla". Per ogni Tai fu ci sono varie cinture, con la seguente divisione:

  • Tai fu Grigio:
    • Cintura Gialla
    • Cintura Rossa
    • Cintura Nera
  • Tai fu Marrone:
    • Cintura Gialla
    • Cintura Rossa
    • Cintura Nera
  • Tai fu Arancione
    • Cintura Gialla
    • Cintura Rossa
    • Cintura Nera


mercoledì 1 luglio 2009

IL KRAV-MAGA (TRA ARTI MARZIALI E TECNICHE DI DIFESA MILITARI)



Il Krav Maga è un metodo di combattimento nato in ambienti ebraici dell'Europa centro-orientale nella prima metà del XX secolo La parola Krav Maga, in Ebraico Moderno, significa letteralmente "combattimento con contatto". La traduzione più utilizzata è comunque "combattimento corpo a corpo". Anche se viene spesso indicata come stile di combattimento finalizzato alla difesa personale, in realtà il Krav Maga ha una componente offensiva che spesso prevede di attaccare l' avversario prima di essere attaccati, di conseguenza non è puramente difesa personale intesa come reazione ad un'aggressione.

Il Krav Maga nasce dall'opera di sintesi di Imi Lichtenfeld su indicazione dell'esercito israeliano Agli inizi degli anni '50, parallelamente alla nascita dello stato di Israele, a Lichtenfeld venne richiesto di sviluppare un sistema di combattimento efficace ma rapido da apprendere, al fine di addestrare le neonate forze armate israeliane, subito impegnate in una durissima lotta.

L'esperienza di Lichtenfeld influenzò pesantemente lo stile e la filosofia del Krav Maga. Grande ginnasta, pugile e campione di lotta libera, alla base teorica aggiunse una grande esperienza di lotta di strada, maturata in una gioventù in parte passata a lottare per la vita nei vicoli della Bratislava occupata dai Tedeschi.

Caratteristiche

Il Krav Maga è una "tecnica di combattimento" semplice e pratica (chi la pratica preferisce non chiamarla "arte marziale"). Il Krav Maga predilige un approccio offensivo, che caratterizza questo sistema di combattimento.

Dove spesso molte arti marziali (tra le quali anche quelle da cui il Krav Maga ha attinto, come il Judo, il Ju Jitsu, il Kung fu, etc...) prediligono un'impostazione attendista che lascia all'avversario la prima mossa, il Krav Maga punta ad una rapida neutralizzazione dell'avversario prima che questi possa diventare una minaccia. Ideato da Imirich Lictenfeld, il krav-maga è una sintesi armonica di tecniche derivate dalle arti marziali, da sistemi di lotta a mani nude e dai metodi del Close Combat del Maggiore Firebairn, un mix di colpi a mano aperta diretti a punti sensibili come naso e gola, pugni di stile pugilistico, leve agli arti del Judo e del Ju-Jitsu, e calci e ginocchiate tipici della Thay Boxe.

I punti sensibili sono di tre categorie:

  • 1ª Categoria - procurano danni irreversibili
  • 2ª Categoria - procurano fratture, lacerazioni e K.O.
  • 3ª Categoria - procurano dolore senza K.O.

Punti sensibili nella parte anteriore del corpo e relativa categoria:

  • Occhi (1° cat.)
  • Tempia (1° cat.)
  • Atlante (1° cat.)
  • Gola (1°/2° cat.)
  • Genitali (1°/2° cat.)
  • Plesso solare (1°\2°\3° cat.)
  • Fronte (2° cat.)
  • Naso cartilagine (3° cat.)

Punti sensibili nella parte laterale del corpo e relativa categoria:

  • Lato del collo (1°/2° cat.)
  • Ginocchio (2° cat.)
  • Fegato (2° cat.)
  • Reni (2° cat.)
  • Quadricipite (3° cat.)

Punti sensibili nella parte posteriore del corpo e relativa categoria:

  • Cervelletto (1° cat)
  • Tendine d'Achille (2°\3° cat.)

Testa, collo e genitali appartengono alla 1°\2° categoria e in combattimento sono difficili da difendere contemporaneamente.

Questa impostazione, adatta ad ambienti ad alto rischio come i teatri operativi mediorientali, potrebbe essere fonte di problemi in situazioni di vita quotidiana: infatti l'approccio aggressivo e anticipatorio potrebbero portare a complicazioni di natura penale. Per questo, nell'ambito civile della difesa personale, il Krav Maga viene insegnato da istruttori esperti per essere usato solo in casi estremi di pericolo per la propria vita (violenza da strada, tentativi di stupro, aggressioni a mano armata ecc...).

La classificazione del Krav Maga come sistema di combattimento ravvicinato (come bene evidenzia la traduzione del nome) si evidenzia anche nella sua scarsa attitudine a essere praticato come sport da competizione. Puntando soprattutto a zone del corpo (genitali, carotide, occhi etc.), ritenute normalmente intoccabili per altri sport di contatto, il Krav Maga difficilmente può essere praticato in forma sportiva, come avviene per Karate, Tae Kwon Do ed altri sport da combattimento. A differenza delle arti marziali che ritualizzano i gesti il Krav-Maga è un sistema di combattimento pragmatico. Ogni gesto è essenziale, ogni colpo diretto verso un punto sensibile.

A ciò si aggiunga la grande attenzione che riveste la preparazione per fronteggiare nemici armati, anche con armi da fuoco come pistole e fucili, per comprendere l'elevata specificità di impiego di questo sistema di combattimento, in cui lo scontro fra due avversari a mani nude è solo una delle possibilità.

Cosa significa il logo del Krav-maga?

Logo del Krav-maga

Il logo del Krav Maga consiste nelle lettere K e M scritte in Ebraico, in un modo artistico e combinato per formare la forma del simbolo. La K e la M sono circondate da un cerchio aperto perché il sistema può sempre essere migliorato aggiungendo o cancellando tecniche, esercizi e tecniche di allenamento. Imi Lichtenfeld, the Grand Master of Krav Maga, disse a proposito del logo: "le buone cose possono continuare ad entrare nel sistema e le cose approssimative possono uscirne".

Diffusione

Seguendo la diffusione resa possibile grazie ai primi studenti di Imi Lichtenfeld, oltre che in Israele, il Krav Maga si è diffuso in paesi dove forte è la presenza delle comunità ebraiche o si sono sviluppati solidi canali di collaborazione in ambito militare e di intelligence.

Per questo le principali scuole di combattimento e la maggior diffusione di questi sistemi si trovano negli USA, in Russia, in Francia ed in Italia, paesi tutti che hanno forti legami con Israele e il mondo ebraico. Il Krav Maga è insegnato nelle accademie dei più famosi servizi segreti (Mossad, CIA ecc...) e corpi speciali di polizia (come l'FBI) con una sempre più massiccia diffusione in Italia tra le Forze dell'Ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, corpi di polizia locale ecc..), i reparti militari d'elite fino ad arrivare agli operatori della sicurezza e vigilanza privata (es. guardie del corpo).

Da un decennio a questa parte il Krav Maga è divenuto una realtà anche per i semplici cittadini nell'ambito della difesa personale (self defense), in quanto le diverse federazioni e organizzazioni esistenti hanno scientificamente studiato e sviluppato metodi specifici adatti ad ogni individuo, di qualsiasi corporatura (donne, uomini e ragazzi), che si prestano all'autodifesa in qualsiasi luogo e situazione (a piedi, in auto, in ambienti chiusi o aperti, etc...).

Attualmente esiste una federazione internazionale cui fanno riferimento le singole e spesso diverse federazioni nazionali. Tuttavia, l'assenza di una vera e propria scuola unitaria con un connesso stile, ha dato vita a numerose varianti a seconda dell'influenza dei singoli maestri nei vari paesi.

WING CHUN





Il Wing Chun (cinese: 永春, pinying: yǒng chūn, Eterna Primavera - vengono anche utilizzati altri ideogrammi con lo stesso suono: 咏春 e 泳春) è uno stile di kung fu derivato dal sistema di Shaolinquan (Siu Lam in una pronuncia Cantonese) del sud della Cina. Esso è uno stile di Kung Fu del sud della Cina e presenta alcuni tratti tipici degli stili di quest'area geografica (Nanquan). Il nome è l'abbreviazione di Wing Chun Kuen (永春拳, Pugilato dell'Eterna Primavera) e viene traslitterato in vari modi dalle diverse federazioni, ma nonostante il nome uguale o simile spesso vi sono sensibili differenze nell'interpretazione di alcuni princìpi

Leggenda e storia

La leggenda vuole che il Wing Chun Kuen sia stato concepito dalla monaca Buddhista Ng Mui (五枚 o 五梅, Wu Mei in Pinyin) intorno alla seconda metà del XVII secolo, dopo essere sfuggita alla distruzione del monastero di Shaolin (in realtà SiuLam poiché si trattò del più recente tempio meridionale sorto dopo la distruzione di quello più famoso detto propriamente Shaolin della provincia di Henan, nel nord della Cina). Storicamente invece, su base di alcuni scritti originali Shaolin tenuti da alcuni discendenti di monaci originali del 1600 fuggiti negli Stati Uniti ed assolutamente neutrali alla faccenda Wing Chun, sembra appurata la sua creazione come stile supremo mettendo insieme il meglio delle conoscenze marziali di Shaolin/SiuLam e dei templi/ordini associati, per creare l'arma definitiva contro la dinastia Qing allora dominante e colpevole della distruzione di Shaolin.

Sempre secondo la leggenda, lo stile deve il suo nome alla prima allieva di Ng Mui, Yim Wing Chun(嚴詠春, In Pinyin Yan Yongchun), codificatrice e riorganizzatrice dello stile presso il tempio della provincia di Kwantung (Guangdong). Per un'altra tradizione orale invece, visto che si pretendeva che lo stile fosse stato ideato espressamente per combattere i Mancesi (la dinastia Qing),sembra che gli venne attribuito il nome "Wing Chun" in quanto tale termine aveva un significato simbolico per i rivoluzionari. Yim Wing Chun sarebbe un personaggio di pura fantasia, visto che non compare in alcun modo nelle documentazioni relative a Shaolin ed alla nascita del Wing Chun, forse essa stessa facente parte della simbologia legata al nome. Altri sostengono che i migliori praticanti marziali cinesi del tempo si fossero riuniti per poter fondere le loro esperienze e conoscenze in un'unica arte marziale: la stanza dove portarono avanti tali studi venne chiamata Wing Chun ("Eterna Primavera"), a simboleggiare l'eterna evoluzione delle arti marziali.

Le versioni sulla nascita dello Yongchunquan sono varie; un altro racconto vuole che Yan Yongchun (Yim Wing Chun), durante il regno di Jiaqing della dinastia Qing, nella contea di Liancheng in Fujian , abbia creato lo stile partendo dagli insegnamenti del proprio padre , Yan Si (严四) il quale era un discepolo laico di Shaolinquan. In seguito Yan Yongchun si sarebbe sposata con Liang Botao, del Jiangxi ed insieme si sarebbero trasferiti a Zhaoqing nel Guangdong

Lungo i tempi, tra realtà e leggenda

I passaggi successivi sono alquanto contrastanti nelle varie versioni, quindi il tutto va riesaminato e confrontato. Si dice che dopo la morte di Yim Wing Chun, lo stile passò in mano a Leung Bok Chau (梁博儔, Liang Bochou ), che lo insegnò a Leung Lai Kwai (梁蘭桂, Liang Langui) e Wong Wa Po (黃華寶, Huang Huabao). Entrambi facevano parte di un gruppo operistico ambulante, conosciuto come "Il gruppo della barca del giunco rosso" (Xi yu hong chuan zhongren jiejiao 喜與紅船中人結交), gruppo che viveva su una barca in Foshan (佛山, Fat Shan), nel XIX secolo circa.

Si racconta che anche Chi Shin (Zhishan Chanshi 至善禪師, ma si trova anche Jee Sim); , altro monaco scampato all'assalto delle truppe della dinastia Qing assieme a Ng Mui, entrò a far parte della compagnia e fu proprio lui ad insegnare a Leung Yee Tai, migliore amico di Wong Wa Po e altro membro del Giunco Rosso, le tecniche del bastone Shaolin. Wong e Leung cercarono di adattare quanto appreso al proprio stile e fu così che vennero introdotte nel loro Wing Chun, che stando ad alcune ricostruzioni, fino ad allora prevedeva solo l'uso indistinto di mani nude e coltelli a farfalla (蝴蝶雙刀, Hudie Shuangdao) a seconda della necessità.

Un giorno Leung Yee Tai si ammalò e dovette recarsi dal medico Leung Jan (梁贊, Liang Zan 1828-1901), grande esperto di arti marziali, al quale trasmise col tempo le basi del Wing Chun. Leung Jan divenne un eccezionale combattente e sostenne molti incontri (ricordiamo che all'epoca gli incontri concordati erano spesso vere e proprie sfide senza regole e che a volte solo il vincitore sopravviveva), senza mai essere sconfitto, tanto da diventare famoso nel sud della Cina col soprannome di "Re del Wing Chun", divulgando così lo stile. Furono famosi anche i suoi due figli: Liang Bi (梁璧)e Liang Chunjie(梁春皆). Tra i suoi allievi ricordiamo: Chan Wah Sun (陈华顺, Chen Huashun), Ruan Qishan (阮其山), Wu Shaolei (吴少雷), ecc.

Parallelamente in tra loro diversi lassi temporali ci furono anche i maestri Fung Siu Ching e Yuen Kai Shan, che diedero vita alla propria corrente fornendo la base ad altre nate successivamente, ad esempio il primo alla corrente "Chi Sim" nata a Hong Kong più o meno a metà 20. secolo, mentre il secondo alla sua omonima, in parte a quella Yip Man (葉問, Ye Wen, 1893 - 1972), in gran parte a quella Mai Gei Wong etc.

C'è poi un'altra versione completamente diversa della storia. Sostiene che lo stile sia stato portato nel sud della Cina da Cheung Wu (张五, Zhang Wu), un maestro conosciuto come Tan Sao Ng (摊手五, Tanshou Wu, famoso appunto per il suo tansao, tecnica fondamentale). La storia inoltre sostiene che questo maestro abbia fatto la sua comparsa 100 anni prima di Yim Wing Chun, tanto più che le sue gesta sono narrate in un libro sull'opera teatrale cinese nella City Hall di Hong Kong: di lui si parla come musicista, attore e conoscitore di arti marziali. Fu lui quindi secondo questa versione ad insegnare il Wing Chun al Giunco Rosso.

Da questo punto in avanti le varie versioni trovano più punti in comune: si arrivò a Leung Jan, che insegnò lo stile a Chan Wah Sun (陳華顺, Chen Huashun), uno dei maestri di Yip Man, colui che insegnò parte del programma a Bruce Lee che lo fece conoscere all'America degli anni sessanta tenendolo come nucleo tecnico e concettuale del suo Jeet Kune Do. In occidente il Wing Chun è stato per lo più insegnato dagli allievi della scuola di Yip Man, tra cui spicca in senso commerciale soprattutto Leung Ting (un allievo di un allievo del maestro Leung Sheung, allievo di Yip Man, fondatore del Wing Tsun, di cui ha registrato il marchio), dando il via al trattamento dello stile come un marchio, favorendo il proliferare di scuole che sulla carta insegnano la medesima arte, con nome diverso, pronunciato in maniera identica, però con differenze tecniche spesso abissali. Ancora oggi il significato del nome resta per certi versi incerto: molti ritengono infatti che il significato sia letteralmente "Pugilato della Radiosa Primavera", ma recenti studi dimostrano che il primo a dare agli occidentali una tale traduzione fu proprio lo stesso Yip Man e che in altre correnti il Wing Chun era conosciuto invece come "Pugilato dell'Eterna Primavera", con tanto di ideogramma leggermente diverso ma dalla stessa lettura.

Sempre nella linea di Chan Wah Sun sono da segnalarsi Peng Nan (彭南) ed il suo allievo Han Guangjiu (韩广玖) che sono importanti protagonisti attuali del Wing Chun di Foshan. (Chan Wah Sun -->Chen Rujin 陳汝錦 -->Zhao Jiu 招就-->Peng Nan 彭南-->Han Guangjiu 韩广玖)

Lo stile

Pur trovando le sue origini principalmente negli stili animali di Shaolin (Wuxingquan), nel Wing Chun non vi sono espliciti richiami al mondo animale, ma il tutto è rapportato ad una "nuova" entità, l'essere umano. Peculiarità e specializzazione tipica del Wing Chun è il "contatto", ovvero un utilizzo della percezione tattile e cinestetica dell’azione, intenzione e biomeccanica avversaria a corta distanza. In questo caso attacchi e difese, azioni e reazioni, sono studiati "sentendo" l’avversario in contatto su di noi, solitamente ed inizialmente con le braccia, ma poi anche con gambe, spalle, busto e tutto il corpo; le reazioni durante il combattimento in contatto divengono geometricamente logiche ma soprattutto istintive e più rapide, in misura molto maggiore di quanto lo sarebbero in relazione ad uno stimolo di tipo puramente visivo. Ovviamente tutto questo si fonde in maniera omogenea ed a seconda delle necessità con il combattimento senza contatto, non per nulla il Wing Chun viene detto anche "Boxe cinese".

Non esistono "mosse" o "trucchetti", si creano delle basi tecniche da combinare inconsciamente a seconda delle necessità. Le tecniche singole non sono così numerose: l’idea, un po' come nella boxe occidentale, nella Muay Thay etc. è "minimo sforzo - massimo risultato", ovvero sviluppare reazioni il più possibile universali e che quindi abbisognano di meno "strumenti" possibili, da quì il detto secondo cui nel Wing Chun ogni tecnica non è altro che la deformazione di un pugno ed è unicamente uno strumento valido nella misura in cui lo è l'applicazione dei principi insegnati al corpo tramite gli esercizi dello stile.

I movimenti risultano esteticamente poco attraenti e per nulla acrobatici. Si riducono al minimo, sfruttando al massimo le proprie energie, amplificate e trasmesse dall’adeguato effetto leva fornito dal giusto uso del nostro corpo. Non esistono fantasie come calci volanti, urla o mistiche e nebulose pratiche esoteriche, soltanto praticità totale supportata da allenamento continuo. A differenza di altre scuole che cercano di inculcare varie filosofie etico-morali (Wude), il WingChun, in contrasto con la tradizione Shaolin da cui pretende di provenire, trasmette soltanto la comprensione del bisogno di continuo allenamento, vera via verso la padronanza di qualsiasi attività. Infatti, una buona traduzione di “Kung Fu” può essere “maestria” oppure “duro lavoro”.

Nell'immaginazione collettiva, tipici del Wing Chun sono i pugni a catena: pugni di tipo verticale, ossia con dorso della mano parallelo all’asse del corpo, portati in rapida successione che mirano a seguire l'avversario colpendolo ripetutamente finché non è in grado di opporre resistenza. Tuttavia il Wing Chun contempla praticamente tutti i tipi di pugni, allenati sistematicamente per risultare funzionali sia in contatto che ad una distanza maggiore, con un uso più dinamico delle braccia chiamato spesso "frusta", che consente al braccio di scaricare potenza dal corpo in qualsiasi posizione si trovi. Anche per quanto riguarda i calci, in realtà è presente ben più di quanto sembra, mentre applicativamente vanno solitamente impiegati ad altezza medio-bassa, anche se in certe situazioni nulla vieta un calcio al viso, altezzache viene comunque allenata per ragioni d'esercizio.

Le armi tradizionali del Wing Chun sono il bastone (gun), con la forma Look Dim Poon Kwan (六點半棍, in Pinyin Liu dian ban gun) ed i coltelli a farfalla, con la forma Bart Cham Dao (八斬刀, Bazhandao). Nelle scuole di Wing Chun incompleto, lo studio delle armi è però solitamente limitato ai livelli più avanzati poiché secondo la loro visione il combattimento a mani nude è considerato estremamente più importante di quello armato, mentre in realtà, almeno per quanto riguarda la corrente Yip Man, le armi non sono considerate come tali ma vengono usate in maniera sistematica come potenziamento attraverso specifici esercizi dello stile già a partire dalla seconda forma, Chum Kiu. Successivamente, le forme ad esse dedicate, in realtà sono livelli di affinamento di tutto il Wing Chun praticato fino ad allora.

Il Wing Chun è uno stile di Kung Fu particolarmente adatto alla difesa personale, proprio per le sue peculiari caratteristiche. Nel mondo diversi corpi di pubblica sicurezza o eserciti lo usano e si allenano in questo stile (ad esempioo NOCS e FBI). Le scuole stesse di Wing Chun solitamente mettono particolare enfasi agli argomenti di difesa personale, senza per questo tralasciare la parte più prettamente di attacco , di forma (Taolu) e di pratica salutistica .

I principi del Wing Chun

Gli otto principi del Wing Chun creano un sistema di difesa aggressiva che consente di adattarsi immediatamente ai movimenti, la forza e al modo di combattere di un aggressore. Questi principi sono estrememnte semplici. Ciononostante richiedono anni di pratica nelle forme del Wing Chun, nel Luk Sao, nel Chi Sao e soprattutto nel Go Sao con un insegnante preparato, per consentire al corpo di acquisire questi riflessi e capirne le applicazioni in situazioni reali.

Oltre gli otto principi esitono altri principi altrettanto fondamentali:

  • Il principio della Linea Centrale. (Zhengwuxian yuanli , 正午线原理 )

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  • Il principio di simultaneità di attaco e difesa.
  • Il principio del cuneo.
  • Il principio della "raffica continua".
  • Il principio della molla.
  • Il principio dei quattro cancelli. (Simen yuanli 四门原理)
  • Il principio del gomito fisso.

Alcuni di questi princìpi si compenetrano. A seconda della scuola di provenienza alcuni princìpi potrebbero sussistere e altri no, oppure taluni potrebbero essere concettualmente compresi in altri. Probabilmente i più noti, comunemente accettati e usati sono i primi tre (Linea centrale, Simultaneità attacco/difesa, Cuneo).

A ben vedere i princìpi sono caratteristici di questo stile. Queste "linee guida" hanno nella pratica del Wing Chun la stessa valenza della correttezza delle tecniche. Nel Wing Chun non possono sussitere tecniche senza princìpi.

Qui di seguito vengono riportati i principi del Wing Chun

imento

Se la strada è libera avanza

Avanzare coperti andando a bersaglio è il principio di base. Se l'avversario non è a sua volta coperto bene dalla propria guardia, verrà colpito subito negli organi vitali.

Se la strada è chiusa "appiccicati" all'avversario

Se l'aggressore cerca di reagire non bisogna lasciargli l'opportunità di staccarsi e organizzare un contrattacco. Perciò attaccatevi a lui come un guanto, non lasciategli il tempo di retrocedere e organizzarsi, ma continuate ad attaccarlo.

Se l'avversario avanza, cedi

Normalmente un aggressore è fisicamente più forte della sua vittima, per questo nel Wing Chun ci si allena ad avere la meglio su forze superiori alla nostra. Il Chi sao insegna semplicemente a "svuotarsi" quando un attacco è troppo forte, e a reagire cambiando il proprio angolo e la propria posizione rispetto all'avversario.

Se l'avversario indietreggia seguilo

Anche se un nostro attacco viene evitato, ne segue immediatamente un altro - Il Chi sao allena i riflessi a sentire immediatamente qualunque "buco" nella difesa dell'avversario e ad approfittarne immediatamente, senza esitazione.

Principi di forza

Liberati della tua forza

Occorre essere rilassati, non tesi, per muoversi con fluidità e reagire alle azioni del proprio aggressore. Dando per scontato che non possiamo vincere lo scontro con i muscoli, la nostra stessa forza non deve diventare un freno, bensì dobbiamo lasciare la muscolatura rilassata, per poterci muovere nella maniera più continua e veloce possibile.

Liberati della forza dell'avversario

Questo è spiegato bene nel terzo principio di combattimento. Quando un aggressore cerca di usare la forza per avere la meglio, non bisogna cercare di opporsi con altrettanta forza, ma bisogna invece far andare a vuoto la forza di chi aggredisce, per poi usarla contro di lui (come dice il principio successivo).

Usa la forza dell'avversario

Con l'allenamento si impara che, assorbendo la forza dell'avversario, il nostro contrattacco diventa molto più potente, perché incameriamo la sua energia nei nostri arti, come molle che vengano compresse; siamo poi in grado di restituire tale energia una volta che queste "molle" vengano rilasciate.

Somma la tua forza alla forza dell'avversario

Oltre all'energia incamerata dal contatto con l'aggressore, nei nostri colpi scarichiamo anche tutta la forza che abbiamo a disposizione.

IL FULL CONTACT, EVOLUZIONE DEL KARATE

Full Contact è un termine usato per indicare uno sport derivato dal Karate in cui, a differenza dei combattimenti di quest'ultimo e delle varianti Point Karate e Semi-contact, è consentito il pieno contatto ("full contact" in inglese) dalla cintura in su. La disciplina fu inventata da Joe Lewis.

Negli anni settanta si erano diffuse varie arti marziali nei cui incontri i colpi dovevano essere controllati e l'azione doveva spesso essere interrotta dopo i colpi stessi. Per rendere più spettacolare i combattimenti vennero inizialmente inventate due nuove discipline: il "Point Karate" negli USA e il Semi.Contact in Europa. In questi sport gli atleti indossano protezioni (inventate dal maestro coreano Jhoon Rhee) che permettono il contatto alla fine del colpo, anche se è necessario fermare l'azione subito dopo.

Il campione di karate tradizionale e Point Karate Joe Lewis decise di creare uno sport in cui, come nel pugilato, vi fosse il contatto pieno, dando così vita al "Full-Contact Karate" o "Professional Karate". La nuova disciplina ebbe un forte successo sia negli Stati Uniti sia in Europa. Dato che le associazioni sportive di Karate tradizionale ritenevano non corretto associare la parola "karate" a "full-contact", ancora oggi tale sport viene chiamato semplicemente Full-Contact.

Oltre al Semi-Contact vi è il "Light-Contact" in cui non è permesso mettere a pieno segno i colpi e quindi neanche il KO. Come nel Full-Contact, però, l'azione non viene interrotta.

LA SAVATE, UN'ARTE MARZIALE SQUISITAMENTE "OCCIDENTALE"


La Savate (nota anche col nome di Boxe Francese) è una disciplina sportiva nata nei quartieri più poveri e malfamati di Parigi nei primi anni dell'ottocento.

Trae origine dallo chausson, un metodo di difesa militare basato principalmente sull'uso dei piedi, e ben presto si diffonde anche negli strati più ricchi della società parigina. Per distinguersi dal pugilato o "boxe inglese", assume la denominazione di Boxe francese, anche se il nome di savate è quello che rimane nell'uso comune. All'inizio le tecniche potevano essere eseguite soltanto con i piedi, ma dal 1820 furono introdotti i colpi a schiaffo con le mani e nel 1830 i contendenti cominciarono ad usare i guantoni da boxe.

Approdata im Italia nel 1898, la Savate viene attualmente praticata in tutta Europa e nei paesi francofoni di Asia, Africa e Nord America. Attualmente le migliori scuole rimangono quelle francesi, ma anche in Italia si preparano ottimi atleti. In special modo in Liguria vi è una forte tradizione a questo sport risalente ai primi del novecento, non a caso si trovano tuttora nei manuali alcuni colpi definiti alla genovese che sono tuttavia in disuso nella pratica agonistica a causa della loro pericolosità.

La Savate è quasi per ironia il nome delle ciabatte che i marinai francesi indossavano abitualmente all'epoca; il motivo sta nel fatto che buona parte dell'evoluzione della Savate sta nei viaggi compiuti dai marinai sopratutto nei paesi orientali, dove vennero affascinati dalle tecniche di piede delle arti marziali locali. Imitando queste tecniche, si ampliò il bagaglio di tecniche di gamba dello stile, e, attraverso le inevitabili correzioni stilistiche negli anni, si è arrivati alla forma in cui tutti gli artisti marziali la conoscono, praticanti e non. Attualmente le manifestazioni più importanti sono i Campionati Mondiali, gli Europei e il Campionato di Francia, molto seguito a causa dell'elevato livello tecnico dei partecipanti.


Regole

A differenza di discipline affini come Full Contact, Kick Boxing e Muay Thay, dove si combatte a piedi nudi, nella Savate si usano delle scarpe senza tacco con suola e punta rinforzate.I colpi vengono portati con il collo, con la punta del piede e con i talloni. Si può colpire l'avversario ovunque tranne che sulla nuca o nel triangolo genitale, mentre un colpo portato sulla schiena non viene richiamato dall'arbitro ma non comporta nessun punteggio per chi lo sferra. I colpi non hanno tutti lo stesso valore: i calci al viso, e in generale tutti quelli portati con le gambe (tranne quelli bassi) valgono di più di una serie infinita di colpi portati con le braccia.

L'equipaggiamento dei tiratori comprende, oltre che la caratteristica divisa detta Accademica, il caschetto (usato solo in alcune categoria), il paradenti, i guantoni, la conchiglia, i paratibie (anche quest'ultime vengono usate solo in alcune categoria) e le scarpette rinforzate da savate. Nella savate esistono tre tipi di competizione: l'assalto, il precombat e il combattimento di prima serie.

Tipi di competizione

Assalto:si sviluppa in tre riprese da un minuto e mezzo; i tiratori sono tenuti a portare i colpi affondandoli leggermente. In caso di colpo non controllato l'atleta interessato viene richiamato dall'arbitro; al terzo richiamo il tiratore viene squalificato. Nonostante ciò si tratta di competizione vera e propria, dove gli atleti sono portati a mostrare il meglio delle tecniche apprese, cercando di lasciare il minor spazio possibile all'avversario. Il vincitore viene decretato dai giudici di gara, che valutano solo i colpi portati a segno e soprattutto lo stile dell'atleta.

Precombat: Il combattimento di seconda serie si sviluppa in tre riprese da due minuti. Il contatto è pieno e il KO valido. I tiratori indossano tutte le protezioni, come nell'assalto. Il vincitore dell'incontro viene decretato dai tre giudici ai lati del ring in base alla potenza e alla precisione dei colpi.

Combattimento di prima serie: questo tipo di competizione non prevede l'uso di caschetto e paratibie, le riprese sono cinque; è riservato ad atleti esperti o da professionisti.

IL JUJITSU


Il Jūjutsu (柔術), conosciuto anche come Jujitsu, è un'arte marziale giapponese il cui nome significa letteralmente : flessibile, cedevole, morbido e jutsu: arte, tecnica, pratica. Veniva talvolta chiamato anche taijutsu (arti del corpo) oppure yawara (sinonimo di jū).Il jūjutsu era praticato dai bushi (guerrieri) che se ne servivano per giungere all'annientamento fisico dei propri avversari provocandone anche la morte,a mani nude o con armi. Il jūjutsu è un'arte di difesa personale che basa i suoi principi sulle radici del nome originale giapponese: HEY YO SHIN KORE DO, ovvero "il morbido vince il duro". In molte arti marziali, oltre all'equilibrio del corpo, conta molto anche la forza di cui si dispone. Nel Ju Jitsu, invece, la forza della quale si necessita proviene proprio dall'avversario. Più si cerca di colpire forte, maggiore sarà la forza che si ritorcerà contro. Il principio, quindi, sta nell'applicare una determinata tecnica proprio nell'ultimo istante dell'attacco subito, con morbidezza e cedevolezza, in modo che l'avversario non si accorga di una difesa e trovi, davanti a sé, il vuoto.

Il jujutsu è un'antica forma di combattimento di origine giapponese di cui si hanno notizie certe solamente a partire dal XVI secolo quando la scuola Takenouchi (竹内流) produsse una codificazione dei propri metodi di combattimento. Ma certo l'origine del jujutsu è molto più antica e la definizione, durante tutto il periodo feudale fino all'editto imperiale del 1876 che proibì il porto delle spade decretando così la scomparsa dei samurai, si attribuiva alle forme di combattimento a mani nude o con armi (armi tradizionali, cioè spada, lancia, bastone, etc.) contro un avversario armato o meno, praticate in una moltitudine di scuole dette Ryu, ognuna con la propria specialità. Bastone, Sai e Nunchaku diventano armi, ma nascendo da semplici attrezzi da lavoro. Il bastone infatti serviva a caricare i secchi, i Sai servivano per la brace, mentre il Nunchaku era un semplice strumento usato per battere il riso. Le armi erano inaccessibili ai civili, e quest'ultimi adattarono nell'uso i pochi strumenti che avevano a disposizione, usandoli appunto per difendersi.

Si distinguevano perciò le scuole dedite all'uso del tachi, la spada tradizionale giapponese, quelle maggiormente orientate alla lotta corpo a corpo, fino alle scuole di nuoto con l'armatura, tiro con l'arco ed equitazione. Quest'ultime costituivano la base dell'addestramento del samurai, espressa dal motto Kyuba No Michi, la via (michi) dell'arco (kyu) e del cavallo (ba), che più tardi muterà nome in bushido. Una caratteristica che accomunava tutte queste scuole era l'assoluta segretezza dei propri metodi e la continua rivalità reciproca, poiché ognuna professava la propria superiorità nei confronti delle altre.

In un paese come il Giappone, la cui storia fu un susseguirsi di continue guerre tra feudatari, il ruolo del guerriero rivestì una particolare importanza nella cultura popolare, e con esso il jūjutsu. La difesa del territorio, la disputa di una contesa, la protezione offerta dal più forte al più debole sono solo alcuni dei fattori che ne hanno permesso lo sviluppo tecnico, dettato dalla necessità di sopravvivenza.

Con l'instaurarsi dello shogunato Tokugawa (1603-1867), il Giappone conobbe un periodo di relativa pace: fu questo il momento di massimo sviluppo del jūjutsu, poiché, privi della necessità di combattere e quindi di mantenere la segretezza, fu possibile per i vari Ryū organizzarsi e classificare i propri metodi. Anche la gente comune comincia a interessarsi e a praticare il jūjutsu poiché la pratica portava un arricchimento interiore dell'individuo, data la relazione intercorrente con i riti di meditazione propri del buddismo zen Ma la cultura guerriera era talmente radicata nella vita dei Giapponesi da spingere i samurai a combattere anche quando non ve n'era l'effettiva necessita. Ciò portava a volte all'organizzazione di vere e proprie sfide chiamate Dojo Arashi (tempesta sul dōjō), in cui i migliori guerrieri si confrontavano in modo spesso cruento.

La caduta dell'ultimo shogun e il conseguente restauro del potere imperiale causarono grandi sconvolgimenti nella vita del popolo: i giapponesi, che fino a quel momento avevano vissuto in completo isolamento dal resto del mondo, ora si volgevano avidamente verso la cultura occidentale che li stava "invadendo". Ciò provocò un rigetto da parte del popolo per tutto ciò che apparteneva al passato ivi compreso il jūjutsu. La diffusione delle armi da fuoco fece il resto: il declino del jūjutsu era in atto.

Il nuovo corso vide la scomparsa della classe sociale dei samurai, che avevano dominato il Giappone per quasi mille anni e il jujitsu da nobile che era scomparve insieme ad essi; i numerosi dōjō allora esistenti furono costretti a chiudere per mancanza di allievi ed i pochi rimasti erano frequentati da gente dedita a combattere per denaro, persone rozze e spesso coinvolte in crimini. Questo aspetto in particolare influenzò negativamente il giudizio del popolo nei confronti del jūjutsu poiché vedeva in esso uno strumento di sopraffazione e violenza.

Durante il periodo storico chiamato Restaurazione Meiji, si affermò grandemente in giappone il nuovo jujutsu ideato da Jigoro Kano con il nome di Judo Kudokan, che si proponeva come metodo educativo, insegnato nelle scuole come educazione fisica ed inserito nei programmi di addestramento della polizia giapponese. Si deve infatti ricordare come durante l'era Meiji, il Giappone formò forze armate statali al servizio dell'Imperatore basate sul modello occidentale, ma con caratteristiche autoctone. Nel secondo dopoguerra però, a causa della proibizione generale del generale MacArthur rispetto alla pratica delle arti marziali tradizionali prima, e poi dell'evoluzione sportiva subita dal Judo quando poté essere di nuovo praticato (a partire dal 1950), si riaffermò il Jujutsu come tecnica di difesa personale, accanto all'Aikido di Morihei Ueshiba.

Il jūjutsu si diffuse nel resto del mondo grazie a quanti, viaggiando per il Giappone (principalmente commercianti e militari) a partire dall'era Meiji, lo appresero reimportandolo nel paese d'origine.

Oggi è praticato in numerosi paesi del mondo, con organizzazioni anche di carattere internazionale. In Italia la FIJLKAM Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali, possiede al suo interno un settore dedicato, sebbene esistano organizzazioni di carattere privato o promozionale (AICS, ACSI, UISP, AIJJ, ecc.) in cui il jūjutsu è ben sviluppato. Nel mondo esistono molte Scuole e Federazioni che praticano Ju Jitsu; proprio per questo il governo giapponese ha da tempo istituito un Ente, il Dai Nippon Butokukai (Sala delle virtù marziali del grande Giappone), con la funzione di salvaguardare le arti marziali Tradizionali Giapponesi dal "possibile attacco sferrato dalla modernità e dall'avidità umana". Questo Ente certifica l'effettivo collegamento tra il passato e il presente di una Scuola tradizionale, conservandone documenti e quant'altro risulti utile a certificarne l'autenticità.





Hontai Yoshin Ryu - Scuola dello spirito del salice

Questa scuola, una delle più antiche di Ju Jitsu Tradizionale, fu fondata nel 1600 da Oriemon Shigentoshi Takagi (nato nel 1635), secondogenito di Sazaemon Inatobi, depositario del clan di Osu-Shiraishi del Giappone del nord. Da giovane, il Maestro Takagi, che era conosciuto come Umon, studiò e quindi insegnò l'arte della lancia (SOJUTSU) appresa da Danemon Muto della scuola Kyochi (Kyochi Ryu). Si dice che Umon vendicò la morte di suo padre e poi cambiò il suo nome in Oriemon Shingentoshi "Yoshin Ryu" Takagi, includendo nel suo nome e nel suo stile di combattimento la filosofia del salice che si piega alle avversità mentre di fronte alle stesse un albero rigido si spezza.

Da più di 400 anni l' Hontai Yoshin Ryu si tramanda tecniche di combattimento a mani nude e con armi in maniera quasi del tutto invariata.Il 19° Soke (Caposcuola) è Kyoichi Inoue Munenori, e alcuni dei Kata (forme) di questa Scuola sono gli unici ad essere inseriti nel programma federale dellA FILJKAM (federazione italiana judo lotta karate arti marziali).

I Kata che si studiano sia nella Hontai Yoshin Ryu che nella FIJLKAM, sono kata che ci sono stati tramandati da antichi guerrieri che li hanno perfezionati sul campo di battaglia, anche per questo, per la grande efficacia delle sue tenciche e per la grande tradizionalità dei suoi maestri, la Hontai Yoshin Ryu è senza dubbio la più prestigiosa KORYU (scuole tradizionali) di ju jutsu e rende il suo Soke una delle più alte autorità del mondo delle arti marziali.

La Hontai Yoshin Ryu, inoltre, è riconosciuta dal Nihon Budokan (Nippon Budokan)che riconosce solo pochissime scuole con una discendenza documentata.

Gino Bianchi ed il jūjutsu in italia

La prima fugace apparizione del jūjutsu in Italia si deve a Pizzarola e Moscardelli, marinai dellA Regia Marina, che nel 1908 ne diedero una dimostrazione al Re; si devono tuttavia aspettare quasi quarant'anni ed un altro marinai, Gino Bianchi, perché il jūjutsu attechisca in Italia.

Il Maestro Bianchi, già campione militare di Savate, era impegnato durante la Seconda Guerra Mondiale col contingente italiano nella colonia giapponese di Tien Sing in Cina dove venne a contatto col jūjutsu e, rimanendone colpito per l'efficacia, decise di diffonderlo una volta tornato in Italia.

L'opera di diffusione iniziò a Genova, nella palestra di via Ogerio Pane, dove il Maestro Bianchi insegnava gratuitamente a cinque o sei allievi nel difficile clima di ristrettezze del secondo dopoguerra; con la fine degli anni quaranta la palestra si trasferì nella sede storica di Salita Famagosta e l'opera di diffusione del jūjutsu "stile Bianchi" procedette a pieno ritmo anche grazie alle varie dimostrazioni pubbliche svolte col gruppo dei Kaze Hito (uomini vento). Il "metodo Bianchi" è stato razionalizzato dal M° Rinaldo Orlandi che, dopo la scomparsa del M° Bianchi, organizzò le tecniche praticate in 5 gruppi di 20 tecniche. I 5 gruppi presero i nomi delle prime cinque lettere dell'alfabeto e vennero chiamati settori. Il settore A raggruppa tecniche che provocano sbilanciamento dell'avversario (atterramento) e un eventuale controllo al suolo. Il settore B raggruppa tecniche dove è predominante la proiezione dell'avversario. Il settore C raggruppa tecniche mirano allo studio degli effetti di compressione e torsione articolare (cosiddette leve articolari). Il settore D raggruppa tecniche che mirano alla resa o allo sbilanciamento dell'avversario agendo sul suo collo (strangolamenti e torsioni). Il settore E raggruppa tecniche che son la somma e il sunto dei precedenti gruppi.

Negli anni cinquanta nasce l'O.L.D.J. che raggiungerà in breve tempo 5000 soci tesserati a molti dei quali si deve il proseguimento dell'opera del Maestro Bianchi dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1964.

giovedì 28 maggio 2009

L'Aikido


La finalità dell'Aikido non è rivolta al combattimento né alla difesa personale, pur utilizzando per la sua pratica uno strumento tecnico che deriva dal Budo, l’arte militare dei samurai giapponesi; l’Aikido mira infatti alla “corretta vittoria” (dal Fondatore chiamata: 正勝 masakatsu) che consiste nella conquista della “padronanza di sé stessi” (dal Fondatore chiamata: 吾勝 agatsu, cioè la “vittoria su di sé stessi”), resa possibile soltanto da una profonda conoscenza della propria natura interiore. Con questo il Fondatore dell’Aikido voleva affermare che per cambiare il mondo occorre prima cambiare sé stessi e ciò significa che se si vuole veramente acquisire quella capacità che il Fondatore dell'Aikido definiva 勝早日 katsuhayabi, cioè di padroneggiare l’attacco proveniente da un potenziale avversario esattamente nell'istante e nella circostanza della sua insorgenza (nel Buddhismo Zen si direbbe: qui ed ora), occorre aver preventivamente acquisito la capacità di padroneggiare pienamente se stessi.
L'Aikido pur discendendo quindi direttamente dal Budo giapponese e pur conservando ed utilizzando nella sua pratica tutto il bagaglio tecnico di un'arte marziale, non è tuttavia finalizzato al combattimento e quindi ad un risultato di tipo militare o di difesa personale, come potrebbe apparentemente sembrare osservando la sua pratica dall'esterno sul piano tecnico, ma è finalizzato al risultato della scoperta e dello studio delle leggi di natura che regolano le dinamiche e le relazioni che entrano in gioco nel rapporto fra gli individui nell'occasione dell'instaurarsi di un conflitto e/o un combattimento fra di loro; a tal fine l’Aikido pur utilizzando il patrimonio tecnico appartenuto alle arti marziali giapponesi, in particolare al daitoryu-jujutsu, e pur simulando circostanze di conflitto e di combattimento, non condivide la finalità dell’uccisione dell’avversario e neppure dell'offesa dell'avversario allo scopo di realizzare una difesa personale. L'aspetto dell'arte marziale e/o della difesa personale, si riconducono all’Aikido solamente in modo indiretto, quale elemento secondario della pratica, non quello principale.

Anche se osservando dall'esterno il bagaglio tecnico dell'Aikido l'esecuzione delle sue applicazioni tecniche dimostrino possedere una possibilità reale di un efficace impiego nel combattimento reale, in questo modo di considerare la pratica dell'Aikido si perde di vista l'aspetto sostanziale di esso, che consiste nel fatto che il combattimento quale arte marziale e/o la difesa personale non è assolutamente la finalità di questa disciplina e qualora tale aspetto diventi, per un malinteso intendimento di questa disciplina, l'unico o comunque il principale scopo della pratica, ciò sarebbe completamente fuorviante dalla finalità perseguita dal Fondatore stesso dell'Aikido, Morihei Ueshiba. Chi pratica l’Aikido secondo il suo corretto intendimento e finalità, è invece colui che ha maturato in sé l'obiettivo primario della pratica di una “disciplina interiore” e trasferisce questa finalità anche nella propria normale vita quotidiana, nel proprio modo di essere e di porsi verso altri, che è quello di colui il cui animo non si confronta..
Questo significa che, nell’avanzamento della pratica, l'aikidoista compie un percorso evolutivo nel quale il proprio spirito di competizione che inizialmente lo porta a lasciarsi spronare dal gusto e dal desiderio di confrontarsi con gli altri, man mano lascia il posto al gusto ed al desiderio di confrontarsi con se stesso, interiorizzando la propria pratica nell’impegno di superare sistematicamente i propri limiti a prescindere dagli altri: questo è il significato di possedere un “animo che non si confronta”, il quale si realizza quando lo spirito di competizione si è spostato dal confronto esteriore con gli altri al confronto interiore verso sé stessi.

L'Aikido e la risoluzione dei conflitti

Nell'Aikido trova piena applicazione il tipico concetto orientale del principio di non resistenza nella sua più alta espressione, il quale esprime esattamente il concetto opposto del noto principio occidentale frangar, non flectar. E’ importante però evidenziare come il concetto di non resistenza non significhi restare imbelli nei confronti di un ipotetico avversario; significa invece che la scelta fondamentale e prioritaria fra tutte le opzioni possibili volte alla risoluzione di un conflitto, consiste innanzi tutto nella ricerca della massima conservazione della propria integrità fisica, la quale è possibile solamente quando ci si faccia scivolare di dosso il peso del conflitto senza subire le conseguenze che derivano dalla contrapposizione forza contro forza.
Il tipico esempio orientale del ramo del salice che flettendosi sotto il peso della neve abbondante se la fa scivolare di dosso lasciando che cada a terra per effetto della stessa azione del suo peso ed in questo modo si mantiene ben integro e vegeto, simboleggia giustamente il principio di non resistenza, al contrario del ramo della quercia che invece, non potendo sopportare lo stesso carico di neve e non volendosi piegare, si spezza e muore.
Il principio di non resistenza, non rende dunque imbelli o non porta ad accettare supinamente gli eventi ed il compimento dei fatti, bensì educa e favorisce lo svilupparsi della capacità di sottrarsi agli eventuali effetti negativi delle azioni altrui, lasciando che queste ultime si esauriscano naturalmente senza che, per questo, ne derivi un danno per l’aikidoista. Solo in questo modo si può giungere alla condizione di rendere vana la voglia e la volontà aggressiva di un eventuale avversario e rimuovere quindi all'origine il presupposto del suo attacco (condizione chiamata dal Fondatore: shin bu); infatti quand’anche, rimanendo nella logica occidentale del frangar, non flectar, si riuscisse a sconfiggere l'avversario, poiché anche costui è in tale logica ed avendo di conseguenza subìto sicuramente dei danni, avrà ancora di più la voglia e la volontà di rifarsi, alla prima occasione. In tal modo la difesa é solamente provvisoria ed apparente e si rimane esposti facilmente all'evenienza di essere nuovamente attaccati dall'avversario, che quindi continuerà a costituire una continua e costante minaccia.
La finalità dell'Aikido non è dunque rivolta al combattimento né alla difesa personale, pur utilizzando per la sua pratica uno strumento tecnico che deriva dall’arte militare dei samurai giapponesi; l’Aikido mira infatti alla corretta vittoria (dal Fondatore chiamata: 正勝 masakatsu) che consiste nella conquista della padronanza di sé stessi (dal Fondatore chiamata: 吾勝 agatsu, cioè la vittoria su di sé stessi), resa possibile soltanto da una profonda conoscenza della propria natura interiore. Con questo il Fondatore dell’Aikido voleva affermare che se vuoi cambiare il mondo occorre cambiare sé stessi e ciò significa che se si vuole veramente acquisire quella capacità che il Fondatore dell'Aikido definiva 勝早日 katsuhayabi, cioè di padroneggiare l’attacco proveniente da un potenziale avversario esattamente nell'istante e nella circostanza della sua insorgenza, occorre aver preventivamente acquisito la capacità di padroneggiare pienamente se stessi.
Questo è l'ambizioso traguardo spirituale, morale e sociale dell'Aikido, che chiede all'aikidoista di essere sempre prioritariamente disposto a rinunciare alla finalità di ricercare la sconfitta di colui che si è posto nel ruolo di avversario, al contrario delle usuali discipline di combattimento che invece accettano di lasciarsi coinvolgere nell’antagonismo ed in tale ruolo si prefiggono lo scopo prioritario della risoluzione del conflitto attraverso il combattimento, cercando a tutti i costi di infliggere dei danni all’avversario anche a costo di ricevere anch’essi danni notevoli, pur di essere riusciti a portare comunque i propri attacchi all'avversario.
Questa concezione della risoluzione del conflitto che il Fondatore dell’Aikido definiva shin bu, cioè corretta vittoria intesa come 勝早日 katsuhayabi, vale a dire superamento del conflitto qui ed ora, esattamente nella circostanza e nell'istante del suo insorgere, senza antagonismo e senza combattimento, costituisce un irrinunciabile valore etico e morale di cui l'Aikido è portatore nel mondo.

mercoledì 20 maggio 2009

LA MUAY THAI



La Muay Thai (in lingua thailandese มวยไทย) nota anche come Thai Boxing o Boxe Tailandese, è uno sport da combattimento che ha le sue origini nella Mae Muay Thai, antica tecnica di lotta thailandese. La Mae Mai Muay Thai studia combattimenti sia con le armi che senza ed era utilizzata dai guerrieri thailandesi in guerra, qualora avessero perso le armi.


Attualmente il termine Muay Thai oggi identifica prevalentemente l'aspetto sportivo dell'arte marziale.


STORIA:
Il Muay Thai è un'arte marziale più comunemente nota come Thai boxe. Essa si diffuse sin dal 1500, nei primi tempi di pace del popolo siamese (Thailandia) quando i cittadini organizzavano manifestazioni ed incontri: era la pratica preferita dai civili, sia per divertimento che per difesa personale (chiamata allora Mae Mai Muay Thai). Allora si combatteva senza regole, senza categorie di peso, senza limiti di tempo, fino alla sottomissione, all'incoscienza o, tragicamente, alla morte di uno dei contendenti. Non si usavano protezioni a parte una conchiglia a protezione delle parti intime e una corda avvolta intorno alle nocche. A volte questa veniva intrisa in una specie di colla e in polvere di vetro, trasformando gli incontri in autentici bagni di sangue.

L'arte marziale moderna (nota come Thai Boxe e che si riavvicina ai canoni di sport come pugilato) come lo intendiamo noi fu data alla Muay Thai durante il regno del re Rama VI nel 1921 (corrispondente all'anno B.E. 2464), con l'introduzione dei guantoni e di regole affini appunto a quelle della boxe occidentale, (già allora molto popolare sull'onda del colonialismo). Il re comandò il generale Praia Nontisen Surentara Pahdi di costruire uno stadio nel Suan Kulab college e di organizzare competizioni ogni sabato. Negli anni la Muay Thai si è evoluta verso la dimensione sportiva, giungendo oggi a noi come una disciplina sportiva completa, che non ha perduto le sue caratteristiche antiche, i suoi riti dai significati sociali e religiosi, arricchitasi però dell'aspetto ludico.

In Thailandia quest'arte marziale è considerata sport nazionale, e gli incontri offrono notevoli possibilità di guadagno ai ragazzi che vi si cimentano. È stato più volte osservato che mentre i Thai si battono spesso, (almeno agli inizi) per mettere insieme pranzo e cena, gli stranieri, (i cosidetti farang) che praticano la Muay Thai, lo fanno più che per i pochi soldi in palio, per la gloria. Nella maggior parte degli incontri, e particolarmente in patria, i thai hanno saputo far valere la loro superiore esperienza rispetto ai farang. Qualche combattente occidentale ha saputo però superarli anche a casa loro, come ad esempio il leggendario olandese Ramon Dekkers (detto "il Diamante"). In generale gli occidentali mostrano un certo vantaggio nella tecnica pugilistica rispetto ai thai, i quali appaiono invece insuperabili per mobilità, rapidità, resistenza e nell'uso sapiente e micidiale della corta distanza, dei gomiti e delle ginocchia. Ultimamente lo sport si è aperto anche alle donne, e con successo: dalla difesa personale all'agonismo il passo è stato breve per non poche ragazze, soprattutto in paesi come Olanda e Francia (già supremi a livello europeo nel settore maschile) e nel mondo anglosassone, ma anche in Giappone e, superando le resistenze tradizionali, in patria. Fra le atlete menzioniamo le francesi Chantal Menard e Valerie Henin e le olandesi Lucia Rijker Saskia Van Rijswijck.

Nonostante oggi sia considerato uno sport a tutti gli effetti, il Muay Thai è considerata tra le più dure ed impegnative specialità tra gli sport da combattimento. Difatti, come accennato, è permesso percuotere con tutte le parti del corpo (tranne la testa) la quasi totalità dell'avversario ed è possibile effettuare alcune proiezioni. In particolare i thaiboxer sono temuti per l'utilizzo dei colpi di gomito, permessi quasi esclusivamente in Thailandia per la loro pericolosità.

In Italia la Muay Thai è giunta per la prima volta nel 1979 col maestro Stefano Giannessi e oggi attraversa una fase di sviluppo. Negli anni "90 alcuni atleti italiani si sono fatti notare in campo internazionale. Una recente polemica sta contrapponendo i sostenitori della versione "standard" della Muay Thai a quelli della Muay Boran. Quest'ultima, portata in Italia da Marco De Cesaris, costituisce una sorta di summa delle tecniche tradizionali andate via via perdendosi con l'emergere di una Muay Thai inevitabilmente "occidentalizzata" dalle regole imposte dagli anni Venti in avanti e dal contatto con il pugilato. Le tecniche tradizionali ricercate nel corpus di conoscenze dei maestri thailandesi e riportate in auge sotto il nome di Muay Boran vengono poi divise in stili regionali: Muay Tha Sao (nord), Muay Korat (regione dell'Isan o nordest), Muay Lop Buri (regione centrale), Muay Chaiya (sud). Dice una frase tradizionale: Punch (pugno) Korat, Wit (astuzia) Lopburi, Posture (posizione) Chaiya, Faster (velocità) Thasao. Ognuna di queste scuole regionali ha contribuito nel tempo allo sviluppo dell'arte nel suo complesso.

La muay thai sportiva è promossa in Italia dalla Federazione Italiana Muay Thai di Davide Carlot, presidente e delegato ufficiale per la IFMA Italia, unica federazione internazionale riconosciuta dal GAISF-CIO, partecipa annualmente con la propria squadra nazionale ai campionati mondiali di questa disciplina.


CARATTERISTICHE:

Caratteristiche di quest'arte marziale sono i micidiali colpi inferti con tibie (che anni di pratica condizionano fino a renderle durissime), gomiti e ginocchia. La Muay Thai in inglese è nota anche come "The science of the eight limbs" perché impiega otto punti del corpo per colpire: mani, tibie/piedi, gomiti, ginocchia.

Del tutto particolare è il condizionamento da applicare alle parti impiegate per colpire: un processo lungo e piuttosto doloroso per i principianti, che comporta il colpire con frequenza costante sacchi di allenamento di durezza via via crescente. I thailandesi usano addirittura certi tipi di alberi locali dotati di tronco molto flessibile e corteccia liscia, ma sembrano essere favoriti da una struttura fisica di partenza diversa rispetto a quella tipica degli occidentali.

I professionisti Thai, spesso figli di famiglie poverissime, iniziano la pratica dell'arte giovanissimi, facendo i loro primi incontri da bambini, intorno ai 9 anni, per essere considerati atleti pienamente maturi già sui 20. La Muay Thai é per i meno abbienti una via di realizzazione personale e professionale. La preparazione fisica è tra le più rigorose e sfiancanti di ogni sport: i professionisti osservano una rigorosa disciplina allenandosi due-tre ore due volte al giorno per cinque-sei giorni la settimana, correndo o nuotando per chilometri, saltando la corda, eseguendo flessioni su braccia e gambe, trazioni alla sbarra, esercizi per gli addominali e i muscoli del collo (importanti nel chap ko o clinch, un'altra particolarità della Muay Thai, una fase di lotta in piedi per sbilanciare l'avversario o entrare nella sua guardia) e cimentandosi in round dopo round di affinamento della tecnica ai pao o colpitori, il tutto sotto l'occhio attento di esperti maestri ex combattenti, i kru o ajarn. Oltre, naturalmente, allo sparring (simulazione di incontro, termine preso dal pugilato), condotto con maggiore o minore intensità a seconda del livello raggiunto, della preparazione e della condizione.

FILOSOFIA RELIGIONE E FOLKLORE:

MITOLOGIA: Tramandate in origine oralmente, le storie legate alla Muay Thai sono spesso circondate di un alone leggendario. Una importante leggenda popolare racconta che Nay Khanom Thom, principe ereditiere del regno del Siam nell'attuale Thailandia, fu fatto prigioniero dai birmani; si guadagnò la libertà impressionando il re birmano, battendo a mani nude dodici tra i guerrieri birmani più forti. Alcune versioni sostengono che egli abbia vinto, oltre alla sua libertà, anche quella di tutti i prigionieri che erano con lui.

Questa leggenda mostra come per chi pratichi la Muay Thai la figura di Nai Khanom Thom rappresenti lo spirito stesso del combattente, del Nak Muay: colui che non si arrende davanti alle avversità e che con coraggio e determinazione domina gli eventi. La tradizione ha fissato quel giorno al 17 marzo, che è diventato il giorno della Muay Thai.

Un altro sorprendente personaggio della tradizione Thai è il cosiddetto "Re Tigre", il cui vero nome era Pra Chao Sua. Si racconta che durante il suo regno, agli inizi del settecento, questo sovrano si recasse nei villaggi sotto false spoglie per trovare combattenti da affrontare e misurare così le sue capacità.


RITUALI FOLKLORISTICI E AMULETI: Prima di un combattimento alcuni lottatori di Muay Thai effettuano dei rituali: ciò è considerato importante in Thailandia, meno in Occidente ove i rituali sono comunque rispettati come espressione culturale del Paese creatore dell'arte. Alcuni combattenti eseguono i rituali fuori dal ring, altri pregano con il rispettivo allenatore o per conto proprio, per esempio toccando le corde del ring 3 volte. I thaiboxer si arrampicano sempre fino all'ultima corda del ring mentre vi entrano, nella cultura Thai, infatti, la testa è considerata più importante dei piedi. È importante ricordare di avere sempre la testa davanti al piede mentre si entra sul ring. Una volta dentro il lottatore va al centro del ring e si inchina verso ogni lato. A questo punto comincia il rituale del Wai Kru (o Wrai Khru ram muay). Il Wai Kru di solito inizia con il lottatore che cammina intorno al ring in senso anti orario, inteso come una specie di "navigazione del ring", inteso a dimostrare che il combattimento è solo ed esclusivamente tra i due combattenti presenti. Il rituale è insieme pratico e spirituale: nel senso pratico è una ginnastica che riscalda i muscoli e prepara il corpo al combattimento. Nel Wai Kru ci sono diversi movimenti e passi che un lottatore dovrebbe fare prima del combattimento insieme allo stretching. Alcuni movimenti imitano per esempio un cacciatore, un soldato, un esecutore. Alcuni utilizzano il rituale per spaventare il proprio avversario, di solito eseguendolo intorno ad esso, ma in un senso più profondo il combattente dimostra devozione religiosa, umiltà e gratitudine. Trascendendo le limitazioni fisiche e temporali, apre se stesso alla presenza divina e gli permette di infondere il suo cuore e il suo spirito. Nei tempi antichi il rituale era inteso a dimostrare devozione al Re e al proprio mentore, oggi la devozione è rivolta all'organizzatore dell'incontro e all'allenatore. Il rituale da inoltre al combattente la possibilità di prendere del tempo prima dell'incontro per raccogliere le idee e concentrarsi. Dopo la danza, il combattente va verso l'allenatore che rimuove il Mongkon e il Pong Malai. L'incontro comincia dopo un ripasso generale delle regole da parte dell'arbitro e un colpo amichevole dei guantoni tra gli sfidanti.

MONGKON: E' una fascia per la testa che serviva per proteggere e portare fortuna al combattente che lo indassava. Questo amuleto protettivo consiste in una stretta striscia di stoffa contenente lettere magiche e simboli che viene arrotolata molto stretta, in modo da assomigliare a una corda (grande quanto un dito) e viene legata con un filo sacro e protettivo: il "sai sin". Quindi, il mongkon, viene avvolto con un secondo nastro di stoffa precedentemente benedetto da un maestro di arti magiche. Infine le estremità vengono legate insieme in modo da formare una piccola coda che, quando il "mongkon" viene posto sulla testa del combattente, sporge dal retro del capo. Il "mongkon" viene indossato durante vari rituali: ad esempio nel "wai kruu" (piccolo rituale svolto prima dell'inizio del combattimento) e nel "ram muay" (una danza che il pugile compie prima di inchinarsi dinanzi al suo maestro). Finito il "ram muay", il mongkon viene rimosso, prima che inizi il primo round dell'incontro.


Oggi, il mongkon serve a classificare i gradi dei maestri di Muay Thai.

PRACIAT o PRAEJAT: E' un altro amuleto protettivo in grado di donare forza, fortuna e di aumentare la capacità di recupero del combattente. La consistenza è simile al monkgon: dei fili sacri intrecciati a forma di corda con una piccola coda che unisce le estremità. In genere questi amuleti erano di una pregiata stoffa bianca ("pha salu"), ma poteva anche essere rossa o di altri colori, a discrezione del maestro oppure a seconda degli incantesimi rilasciati sull'amuleto che contiene numeri e simboli magici ("maha amnart" e "chatri mahayanta"). A differenza dei mongkon, i praciat vengono indossati e legati attorno ai bicipiti.